sala 30

Scena di cortile

1705/1710

     

    “Personalmente trovo che qui lo sguardo del Crespi coglie, con altrettanta penetrazione che per le persone, quella che si potrebbe dire ‘l’umanità delle cose’, Così quando egli prende a narrare degli incidenti veramente ‘piacevoli e vulgari’ che accadono in questa vecchia corte, la sua penetrazione va al di là dell’episodio  d’umor ‘bolognese’ e dell’analisi d’impronta olandese per toccare l’emozione diretta della materia in quella facciata rustica che, nella calda incerta luce di crepuscolo, sembra quasi gonfiare lievitando su se stessa, secondo il tramando dell’antica fisicità d’Emilia, ma interpretata dal ‘sentimento’ del Crespi, tanto da sfiorare la parvenza d’una fronte umana aggrondata e pensosa”. 

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    Giuseppe Maria Crespi